ULTRASUONI

ULTRASUONI

L’essere umano è in grado di percepire suoni gravi e suoni acuti. I suoni gravi sono caratterizzati da frequenze basse mentre quelli acuti da frequenze elevate.
Quando la frequenza di un suono supera i 20.000 cicli al secondo non è più udibile dall’orecchio umano. Al di sopra di questa frequenza parliamo di ultrasuoni.

Gli ultrasuoni sono quindi onde sonore, non udibili dall’uomo, che possono essere utilizzati in medicina per i particolari effetti che possono avere sul corpo umano. In questa trattazione parleremo esclusivamente delle applicazioni in ambito fisioterapico anche se le applicazioni spaziano in altri ambiti medici come ad esempio quello odontoiatrico, dove gli ultrasuoni vengono impiegati per rimuovere il tartaro, o quello diagnostico, con l’impiego di ultrasuoni in dispositivi diagnostici quali l’ecografia e il doppler. Gli ultrasuoni come forma di terapia hanno una lunga storia. La prima applicazione dell’ultrasuono come forma di terapia risale infatti al 1938 a Zurigo dove una donna fu trattata favorevolmente per una sciatalgia.

Come funziona l’ultrasuonoterapia

I dispositivi di ultrasuonoterapia sono costituiti da una testina, generalmente metallica, alla quale è connesso un transduttore. Un trasduttore è un dispositivo che trasforma la corrente elettrica in una vibrazione. Alimentando il transduttore con una corrente opportunamente generata si avrà la formazione di una vibrazione a frequenza ultrasonora che, mediante la testina, potrà essere utilizzata per effettuare i trattamenti nelle aree corporee desiderate. La vibrazione ultrasonora utilizzata maggiormente in fisioterapia ha una frequenza di un milione di cicli al secondo e consente di avere un effetto terapeutico che si esplica anche a 3-4 centimetri di profondità. Le testine che erogano ad una frequenza di tre milioni di cicli al secondo esercitano invece un effetto più superficiale trovando applicazione particolarmente in medicina estetica per trattare desistessimo qui la cellulite. La potenza di applicazione va da zero a tre Watt per ogni centimetro quadrato di testina.

Gli effetti dell’ultrasuonoterapia

Dal punto di vista biologico gli effetti dell’ultrasuono possono essere distinti in:

Gli effetti termici corrispondono all’incremento della temperatura che si ha nel corpo del paziente che sta riceve no l’applicazione. E’ stato stimato che con una potenza di un Watt si può avere un incremento di temperatura di 0,8 gradi per ogni minuto di applicazione. Questo incremento di temperatura determina un incremento del flusso di sangue che ha lo scopo di dissipare il calore in eccesso.
Sebbene l’ultrasuono non sia il mezzo fisico migliore per incrementare la temperatura dei tessuti corporei, l’ipertermia o la tecarterapia sono sicuramente mezzi più performanti nel realizzare questo scopo, va considerato che l’ultrasuono può essere utilizzato anche in soggetti portatori di pace maker e pertanto può essere preso in considerazione per applicazioni di questo tipo. Il calore generato dagli ultrasuoni può essere controindicato nei pazienti che presentano una patologia in fase acuta. Per questa ragione esistono oggi apparati di ultrasuonoterapia a testina refrigerata noti come crioultrasuoni, che abbattono gran parte degli effetti termici degli ultrasuoni dando la possibilità di godere degli effetti non termici anche a pazienti con patologie in fase acuta. Gli effetti non termici degli ultrasuoni sono la cavitazione e gli effetti meccanici. Per cavitazione si intende la formazione di microscopiche bollicine che, dissolvendosi, generano una serie di effetti terapeutici come la formazione di radicali liberi. Questi fenomeni fisici sono iniziatori di reazioni biochimiche che possono avere finalità terapeutiche. Gli effetti meccanici possono essere immaginati come una sorta di massoterapia che avviene a livello cellulare. Questi effetti consentono di avere un effetto defibrotizzante qualora ve ne sia la necessità.

Come si realizza un’applicazione di ultrasuoniterapia:

L’applicazione di ultrasuono terapia può avvenire in modalità statica o in modalità dinamica. Nella modalità statica la sorgente di ultrasuoni rimane ferma sull’area da trattare per tutta la durata dell’applicazione mentre nella modalità dinamica il fisioterapista muove la testina con piccoli movimenti sull’area da trattare. Ovviamente l’impostazione dei parametri cambia in virtù delle caratteristiche della patologia e dell’estensione dell’area da trattare.

E’ importante, al fine di assicurare una trasmissione ottimale dell’energia dalla testina al corpo del paziente, che sia frapposto un gel conduttivo che abolisca i fenomeni di riflessione rifrazione dell’onda ultrasonora. Durante l’applicazione, in particolare durante l’applicazione in modalità statica, il paziente potrebbe percepire dolore. In tal caso è necessario ridurre la potenza in funzione della tollerabilità del paziente.

La durata di una singola seduta è in genere di 10 minuti anche se, per trattare aree più ampie, questo tempo può essere opportunamente modificato.

Indicazioni all’ultrasuonoterapia

Possiamo suddividere le applicazioni in tre tipologie d’intervento: Le applicazioni per il sistema nervoso, che comprendono le nevralgie (del grande nervo occipitale, sciatalgia, rachialgia, nevralgia intercostali). Le applicazioni per trattare le affezioni della colonna vertebrale: la spondilite anchilosante, l’artrosi e le discoprite. Le applicazioni per trattare le patologie articolari quali la coxartrosi, la gonartrosi, le tendiniti della spalla (quelle che una volta erano conosciute come perigastriti) e la coccicodinia e l Morbo di Dupuytren.

Controindicazioni all’ultrasuonoterapia

L’ultrasuonoterapia è controindicata in caso di tumore, sulle cartilagini d’accrescimento, in gravidanza e in caso di flebiti o troboflebiti

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