PATOLOGIE EPICONDILITE CAUSE CURE E FISIOTERAPIA

PATOLOGIE EPICONDILITE CAUSE CURE E FISIOTERAPIA

fisioterapista epicondiliteDolore al gomito?

Potrebbe essere epicondilite!

L’epicondilite è una condizione dolorosa del gomito che colpisce soprattutto la popolazione con un’età compresa dai 35 ai 50 anni con particolare prevalenza nel sesso femminile.

Purtroppo il dolore al gomito è un sintomo molto diffuso e spesso non affrontato dal giusto specialista.
Il Fisioterapista ti può sicuramente essere utile per migliorare e tornare a star bene.

In questo articolo vedremo quali sono i sinotomi dell'epicondilite e le cause dandoti dei consigli utili.
Questi articoli sono scritti da SPECIALISTI, FISIOTERAPISTI che si occupano ogni giorno della salute dei loro pazienti!

Spesso l'epicondilite si presenta con un’insorgenza molto lenta e graduale, tanto da far sottovalutare la condizione al paziente fino a quando si ritrova ad avere difficoltà a tenere la sua ventiquattrore, a girare la chiave per aprire la porta di casa o a tenere in braccio il proprio bambino. 

Spinti dall’importante incidenza di questa patologia, abbiamo scelto di scrivere un articolo con parole semplici, in modo da informare i nostri pazienti su come intervenire in tempo ed evitare che l’epicondilite possa degenerare in un’antipatica condizione cronica molto delicata da risolvere. Parleremo dei meccanismi che sono alla base dell’epicondilite, delle strutture muscolari e tendinee interessate e di come è possibile prevenirla, curarla ed evitare l’insorgenza di recidive.

Epicondilite un po di anatomia: il gomito

L’epicondilite è una delle principali patologie del gomito, viene da se che è difficile spiegare i meccanismi relativi a questa affezione senza avere un quadro generale di come sia fatta questa articolazione.

anatomia del gomito

L’articolazione del gomito è costituita da tre ossa:

- Il capitello: è conosciuto anche come “capitello omerale” o “capo dell’omero”. Si trova nella parte esterna dell’omero (che in medicina è nota come “laterale”), ha una forma emisferica e si articola con il margine prossimale del radio.

- La troclea omerale: è situata nella parte interna (o “mediale”), ha una forma concava proprio per ospitare il margine osseo prossimale dell’ulna.

Questi tre elementi ossei si relazionano tra loro formando tre articolazioni funzionali:

L’apparato legamentoso di questa articolazione è costituito da:

Il gomito è l’articolazione che mette in comunicazione il braccio con l’avambraccio e facilita i movimenti della mano, regolando la lunghezza dell’arto superiore.

Ci tengo a sottolineare che:

Il gomito è un ginglimo o “articolazione a cerniera” perché ha due piani di movimento; consente infatti di effettuare i movimenti di:

Che sono effettuati per mezzo della contrazione dei seguenti gruppi muscolari

- M. estensore radiale breve del carpo;

- M. estensore radiale lungo del carpo;

- M. estensore delle dita;

- M. estensore del mignolo;

- M. supinatore.

- M. pronatore rotondo;  

- M. flessore superficiale delle dita;

- M. flessore radiale del carpo;

- M. flessore ulnare del carpo;

- M. palmare lungo;

Muscoli che si inseriscono sul gomito:

I seguenti movimenti sono anche possibili grazie all’interazione delle tre ossa in tre articolazioni “funzionali” racchiuse nella stessa capsula articolare:

Il consiglio migliore è recarsi in un centro di fisioterapia specializzato e procedere ad una valutazione, che alle volte è anche gratuita.

A cosa servono i tendini epicondiloidei?

Con la loro contrazione permettono l’estensione del polso, delle dita e la deviazione radiale. Anche grazie ai muscoli epicondiloidei riusciamo a tenere in mano un microfono o una racchetta, possiamo effettuare movimenti di torsione con l’avambraccio come aprire la porta di casa o utilizzare il cacciavite per avvitare un mobile, possiamo estendere le dite per aprire la mano ecc…

Dei muscoli epicondiloidei elencati in precendenza, nel caso di epicondilite, quello più soggetto a infiammazione è il tendine del muscolo estensore radiale lungo del carpo, e una delle cause per cui una sua reclutazione evoca dolore al paziente è data da una stimolazione da sovraccarico del periostio a livello dell’origine del tendine.

Ma perché questo gruppo muscolare è soggetto a condizioni infiammatorie? Quali sono le persone più a rischio? Come si può prevenire una condizione dolorosa come l’epicondilite? E soprattutto come si cura, quali sono i tempi di guarigione? Trovi risposta a queste e ad altre domande nel paragrafo successivo.

Epincodilite: cosa è? Cause e cure

L’epicondilite è una condizione algica del gomito provocata da un’infiammazione dei tendini, che si inseriscono nell’epicondilo (sporgenza ossea nella parte distale laterale dell’omero).

Il tendine più frequentemente vittima di questa infiammazione è l’estensore radiale breve del carpo.

DOLORE DA EPICONDILITE O DA CERVICALE? L’IMPORTANZA DI UNA CORRETTA DIAGNOSI

Esistono delle condizioni dolorose che sono espressione di un mal funzionamento in un’altra parte del corpo. Può succedere che il dolore al gomito venga diagnosticato come epicondilite ma in realtà è un dolore irradiato del tratto cervicale. Come si può effettuare una diagnosi differenziale di questo tipo? Un buon professionista lo sa, ma se soffri di dolore al gomito puoi iniziare a controllarlo (approssimativamente!) anche tu, basta che segui i seguenti passaggi:

  • Metti il gomito nella posizione in cui ti provoca dolore;
  • Assicurati che tutto l’arto superiore sia fermo;
  • Effettua movimenti del collo: guarda verso il basso (flessione), guarda verso l’alto (estensione), guarda a destra e a sinistra (rotazione), inclina l’orecchio destro verso la spalla destra, e fai lo stesso per l’orecchio opposto.
  • Se in qualcuno dei movimenti cervicali che hai appena effettuato hai avvertito un cambiamento della sintomatologia del gomito, è molto probabile che ci sia un coinvolgimento del tratto cervicale. La conferma ovviamente ce l’avrai solo dopo la visita di un clinico.

COME È POSSIBILE CHE LA CERVICALE POSSA CAUSARE DOLORE AL GOMITO?

Poiché dal tratto cervicale fuoriescono le radici nervose che innervano tutto l’arto superiore, una disfunzione di movimento delle vertebre cervicali può provocare un mal scorrimento delle radici nervose che a loro volta proiettano dolore nel braccio, avambraccio, polso o mano. Succede lo stesso meccanismo anche per il tratto lombare con l’arto inferiore.

EPICONDILITE: QUALI SONO LE CAUSE?

L’eziologia di questa condizione è multifattoriale e ancora non molto ben chiara. Oltre alla forma idiopatica si riconoscono diversi fattori di rischio:

  • l’età superiore ai 30 anni;
  • Il sesso femminile;
  • l’eccessivo sforzo dei muscoli epicondiloidei;

Proprio per quest’ultimo motivo tale patologia di manifesta con alta frequenza in tutte quelle attività che richiedono uno sforzo continuo dei muscoli dell’avambraccio. Per l’elevata frequenza con cui si presenta negli sport che prevedono l’utilizzo della racchetta, l’epicondilite è chiamata anche “gomito del tennista“, perché è molto frequente in coloro che praticano lo sport da racchetta come tennis e padel.

Il motivo di questa elevata incidenza è dato dal fatto che nel gesto atletico del tennis, i muscoli epicondiloidei sono quelli più utilizzati, quindi hanno maggiore possibilità di andare incontro a patologie da overuse (sovraccarico funzionale).

 

EPICONDILITE: QUALI SONO I SINTOMI?

Il dolore è il sintomo principale, in alcuni casi compare un po’ di rossore e gonfiore nella parte sintomatica, e talvolta la zona infiammata risulta essere calda.

Il dolore in fase iniziale è un sintomo ben localizzato in prossimità dell’epicondilo (ossia in sede inserzionale) che si avverte durante uno sforzo del gomito o subito dopo di esso. L’area di sintomatica riferita dai pazienti, all’inizio della patologia, è di circa un centimetro quadro (la grandezza di un polpastrello).

I movimenti che evocano maggior dolore sono quelli in cui avviene la contrazione degli epicondiloidei, e quindi:

  • Estensione del polso;
  • Estensione delle dita;
  • Flessione del gomito;
  • Pronazione dell’avambraccio;
  • Stringendo la mano.

Spesso si tratta di una condizione clinica che viene sottovalutata e portata avanti nel tempo. In molti casi la sintomatologia svanisce con un po’ di riposo, utilizzando un tutore e prendendo qualche antinfiammatorio, in altri casi invece si acutizza fino a diventare una condizione quasi invalidante: la sintomatologia dolorosa è difficile da localizzare perché arriva ad estendersi fino al polso, e può essere avvertita anche a riposo. Una semplice stretta di mano, o il girare la chiave della porta di casa possono risultare azioni molto fastidiose, e diventa difficile anche portare la propria 24 ore!

Cosa si fa in questi casi? Ci si rivolge a un Centro di Fisioterapia di alta qualità!

Epicondilite: come si cura con la fisioterapia

Prima di effettuare qualsiasi terapia, occorre che il fisioterapista valuti attentamente la persona che si rivolge a lui, in modo da poter progettare il percorso riabilitativo che in minor tempo possa dare il maggiore beneficio al paziente.

Nei Centri di Fisioterapia ad alta qualità il fisioterapista dedica fino a un’ora di tempo per la valutazione del paziente ad inizio trattamento. Questo tempo non gli serve solo per il ragionamento clinico ma anche per conosce la persona, la sua storia clinica e le sue abitudini in modo da poter plasmare il ciclo fisioterapico unico e specifico per il paziente che si trova davanti.

Nel caso dell’epicondilite si utilizza un approccio integrato tra:

Mezzi fisici antalgici e antinfiammatori come:

I dosaggi e la scelta dei singoli macchinari, l’applicazione delle tecniche manuali e la pianificazione degli esercizi sono specifici per ogni persona in funzione del momento terapeutico che sta attraversando (fase acuta / fase cronica) e della causa della patologia.

Con il diminuire del dolore e il migliorare della funzionalità abbiamo iniziato a cedere maggiore energia al fine di accelerare il recupero biologico dei tessuti. È stata aumentata l’energia totale erogata con il con il Laser Hilt (aumentando il dosaggio fino a 4000 joule), è stata applicata la tecarterapia in modalità capacitivo con massaggio trasverso, ed è stata introdotta l’ipertermia.

Epicondilite: il valore aggiunto dell'ipertermia

L’ipertermia è un dispositivo che sviluppa calore endogeno (interno al tessuto) seguendo un principio simile a quello della tecarterapia, ma a differenza di quest’ultima non consiste in un’applicazione dinamica ma statica. Infatti con la tecarterapia il terapista può inforcare il manipolo in mano e trattare una regione corporea anche molto vasta come la schiena o la coscia, mentre con l’ipertermia si può trattare una superficie pari alla grandezza dell’erogatore, che è di circa 20 cmq. Il valore aggiunto di questo macchinario consta di tre elementi fondamentali:

Epicondilite: la terapia con le onde d'urto

La terapia con le onde d’urto è una terapia non invasiva ed è conosciuta in ambito medico anche come ESWT  (extracorporeal shock wave therapy ). È uno strumento di cura molto efficace in alcuni tipi di patologie e si caratterizza per i brevi tempi di applicazione (a volte bastano anche poche applicazioni da 10 minuti l’una).

Capita spesso che questa condizione sia risolta con questo strumento, che è presente anche nel nostro Centro di Fisioterapia a Roma. Siccome è una terapia dolorosa e quindi non molto piacevole, le onde d’urto vengono scelte quasi sempre come ultima alternativa, dopo che gli altri tipi di terapia non hanno funzionato.

L’efficacia di questo strumento sta nel fatto che, irradiando a livello del tessuto impulsi di elevata intensità, vengono stimolati alcuni meccanismi biochimici che comportano:

Recentemente è capitato di usarle per un paziente che aveva un’epicondilite cronica. Il paziente si è rivolto al nostro Centro di Fisioterapia a Roma dopo essere stato già in altri due Centri senza esiti positivi. Aveva effettuato dei trattamenti di tecarterapia e laser ma senza ottenere alcun successo terapeutico, per questo abbiamo scelto di iniziare subito con le onde d’urto. Già dopo le prime due sedute di onde d’urto, Michele ha riportato dei miglioramenti importanti. Abbiamo prescritto degli esercizi specifici da eseguire a casa e quindi abbiamo proseguito con altre 6 sedute che hanno risolto la sintomatologia in maniera definitiva. Ci siamo visti con Michele per altre 3 terapie a distanza di una settimana luna dall’altra in modo da monitorare la situazione.

La fisioterapia si occupa proprio di questo, di supportare le persone, di aiutarle a stare meglio, ti consigliamo vivamente di contattare il centro più vicino a Te, molto spesso le valutazioni iniziali sono GRATUITE.

Cosa è il tutore per l’epicondilite? Quando e come portarlo?

Il tutore per l’epicondilite è una fascia elastica o in neopreme, che comprende al suo interno una superficie dura, del diametro di qualche centimetro, che deve essere applicata in corrispondenza della sede del dolore, ovvero in prossimità dell’epicondilo.

Lo scopo è quello di creare una leggera compressione ischemica nell’area infiammata e allo stesso tempo di dare una stimolazione a livello neurologico centrale. Soprattutto nei casi non gravi e in fase acuta, è molto utile perché aiuta il paziente a controllare il dolore. Lo si consiglia spesso sin dalla visita iniziale. Il costo del tutore è alla portata di tutti, su amazon si trovano anche a 10 euro.

epicondilite tutore

La tensione con cui si allaccia il tutore, e questa è una regola generale per i tutori di tutte le articolazioni, non deve essere eccessiva, altrimenti si impedisce al sangue di raggiungere i tessuti e creiamo un effetto controproducente.

Il consiglio è quello di stringere il tutore quanto basta affinché la fascia rimanga ben adesa alla cute, che non si tolga e che possa far avvertire un po’ di pressione nel punto interessato.

Inizialmente si invita il paziente a portare il tutore quando è in attività, ovvero quando il gomito potrebbe essere sottoposto a sforzi, sia pure leggeri come il semplice guidare l’automobile.

 

Epicondilite: esercizi

Gli esercizi per l’epicondilite sono una parte fondamentale del ciclo riabilitativo e la tipologia, il numero di serie e di ripetizioni per ogni movimento è specifico per ciascun paziente. In questo paragrafo ti diamo delle indicazioni generali.

Nella prima fase si eseguono esercizi di allungamento. Per allungare i muscoli epicondiloidei occorre estendere il gomito, chiudere la mano a pugno, flettere il polso e deviare leggermente la mano verso il lato ulnare. Per molti paziente risulta essere efficacie mantenere la tensione per circa un minuto e poi attendere 30 secondi prima della tensione successiva, ma ripeto la durata e l’esecuzione dell’esercizio può cambiare da soggetto a soggetto.

Gli esercizi a corpo libero come le estensioni di polso, mano e dita, sono parte integrante del trattamento nella fase iniziale. In base al ragionamento clinico del fisioterapista, si possono far eseguire esercizi dinamici (con continue ripetizioni nel far estendere le dita della mano, ad esempio) oppure esercizi statici isotonici (facendo tenere la posizione per tot secondi /minuti).

Come prima forma di recupero della forza è utile far eseguire esercizi con la pallina. Basta prendere in una farmacia o in una sanitaria una pallina riabilitativa per la mano, dal diametro non superiore ai 5-7 cm. L’esercizio è semplice, basta chiedere al paziente di stringere ripetutamente la pallina con la mano. In questo modo si effettua il reclutamento muscolare dei muscoli della mano e dell’avambraccio. Se si vuole agire più sui muscoli epicondiloidei, lo stesso esercizio può essere eseguito combinando la chiusura della mano all’estensione del polso e a una leggera deviazione radiale.

Prima degli esercizi con pesi o resistenze importanti, normalmente si usa far eseguire esercizi eccentrici. In pratica il paziente riceve una maggiore resistenza durante il movimento di allungamento dei muscoli. La resistenza in questo caso è offerta quasi sempre dalla mano del fisioterapista, che in tal modo riesce a dosare la forza in funzione dell’esercizio e della quantità di ripetizioni che vuole ottenere.

Successivamente si inseriscono nel training riabilitativo le resistenze elastiche e i pesi. I muscoli epicondiloidei non sono muscoli grandi come il quadricipite, e di conseguenza non devono sopportare sforzi molto importanti, per questo motivo l’obbiettivo è quello di recuperare soprattutto la resistenza più che aumentare la capacità di sollevare carichi.

Come si può prevenire l’epicondilite?

Più che di prevenzione totale, si parla di riduzione, e non annullamento, dei fattori di rischio. Questo perché non possiamo prevenire con certezza, al 100%, il rischio che si verifichi un epicondilite ma sicuramente possiamo attuare delle strategie che ci aiutano a mantere in salute i tendini epicondiloidei.

Soprattutto se sei una delle categorie a rischio di cui abbiamo parlato prima, e quindi:

per ridurre i fattori di rischio è importante effettuare azioni di scarico come gli esercizi di allungamento al termine dello sforzo o dell’allenamento effettuato. Eventualmente massaggiarsi con un olio, o con una crema antalgica e antinfiammatoria, tipo arnica, può essere molto utile a rilassare la parte affaticata.

Se effettui uno sport da racchetta a livello agonistico, o comunque con allenamenti serrati, è importante che ti faccia valutare da più volte l’anno da un fisioterapista specializzato. Anche un trattamento al mese può migliorare di molto le tue performance in campo.

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