I migliori esercizi da fare dopo un'ingessatura del piede

Data pubblicazione: 06/09/2018
Ultimo aggiornamento: 06/09/2018

I migliori esercizi da fare dopo un'ingessatura del piede

INDICE

Introduzione - I migliori esercizi da fare dopo un'ingessatura del piede

Hai il piede ingessato e non sai cosa fare dopo?

Il Fisioterapista ti può sicuramente essere utile per migliorare e tornare a star bene. Questi articoli sono scritti da SPECIALISTI, FISIOTERAPISTI che si occupano ogni giorno della salute dei loro pazienti!

Anche se ti può sembrare strano, il piede rappresenta una delle strutture del corpo umano più importanti. È la parte distale del nostro corpo, in quanto si trova all’ estremità della gamba ed è collegato ad essa tramite la caviglia.

Svolge un ruolo importante nella vita di tutti i giorni in quanto ammortizza i carichi del nostro corpo e permette al nostro organismo di adattarsi al meglio al mondo che ci circonda.

In questo articolo focalizzeremo l’attenzione su le cause e i rimedi in caso di ingessatura del piede, analizzando principalmente gli esercizi che possono essere effettuati dopo la rimozione dell’ apparecchio gessato.

Introduzione - I migliori esercizi da fare dopo un'ingessatura del piede

Hai il piede ingessato e non sai cosa fare dopo?

Il Fisioterapista ti può sicuramente essere utile per migliorare e tornare a star bene. Questi articoli sono scritti da SPECIALISTI, FISIOTERAPISTI che si occupano ogni giorno della salute dei loro pazienti!

Anche se ti può sembrare strano, il piede rappresenta una delle strutture del corpo umano più importanti. È la parte distale del nostro corpo, in quanto si trova all’ estremità della gamba ed è collegato ad essa tramite la caviglia.

Svolge un ruolo importante nella vita di tutti i giorni in quanto ammortizza i carichi del nostro corpo e permette al nostro organismo di adattarsi al meglio al mondo che ci circonda.

In questo articolo focalizzeremo l’attenzione su le cause e i rimedi in caso di ingessatura del piede, analizzando principalmente gli esercizi che possono essere effettuati dopo la rimozione dell’ apparecchio gessato.

Il piede: cenni di anatomia

Lo scheletro del piede è costituito da:

  • Tarso
  • Metatarso
  • Falangi

Il tarso è composto da sette ossa:

  • Astragalo
  • Calcagno
  • Navicolare o Scafoide Cuboide
  • Tre ossa cuneiformi

Il metatarso comprende 5 ossa metatarsali e le ossa delle dita sono formate dalle falangi.

L’ astragalo trasferisce tutto il peso del corpo sul piede. Si articola con l’ osso navicolare e il calcagno. È costituito dalla troclea, da un tubercolo laterale, dalla faccia articolare malleolare laterale e la faccia malleolare mediale, importanti per l’ articolazione con il mortaio tibio-peroneale.

Il calcagno è l’ osso più grande del tarso e si articola con cuboide e astragalo.

Lo scafoide si articola con l’ astragalo e con le tre ossa cuneiformi.

Il cuboide è più corto lateralmente che medialmente. Si articola con lo scafoide, medialmente con il cuneiforme laterale, posteriormente con il calcagno e con il quarto e quinto osso metatarsale.

Le tre ossa cuneiformi si distinguono tra loro per grandezza e posizione. L’ osso cuneiforme mediale è il più grande, mentre l’ osso cuneiforme intermedio è il più piccolo. Le tre ossa cuneiformi si articolano tra di loro, con il cuboide, lo scafoide e le ossa metatarsali.

Le 5 ossa metatarsali sono ossa lunghe che hanno una base, un corpo e una testa. Il 2°,3°,4°, 5° dito sono formati da falange prossimale, falange media e una falange distale mentre il 1° dito ha solo 2 falangi.

Nelle falangi si distinguono una base, un corpo e una testa. Tutte queste ossa sono articolate e contenute tra di loro tramite articolazioni e un apparato legamentoso che si presenta assai robusto e con una maggiore resistenza dei muscoli per ammortizzare il peso corporeo.

Il piede è collegato alla gamba tramite l’ articolazione tibio-tarsica e i legamenti:

  • collaterale mediale, il più robusto
  • talofibulare anteriore
  • talofibulare posteriore.

Osservando lo scheletro del piede si nota che le ossa posteriori sono una sopra l’ altra, invece le ossa mediali e anteriori sono disposte una vicino l’ altra; si forma così la volta plantare. L’ importanza della volta del piede è che normalmente sopporta tutto il peso del corpo.

Il passaggio della pressione avviene dalla tibia al calcagno e al piede medio e anteriore. La maggior parte dei muscoli che originano della gamba trovano la loro inserzione al livello del piede.

Quindi la loro attivazione permette al piede di muoversi. Elenchiamo alcuni dei più importanti:

  • muscolo tibiale anteriore
  • muscolo estensore lungo delle dita
  • muscolo estensore lungo dell’ alluce
  • muscolo peroniero lungo
  • muscolo peroniero breve
  • muscolo soleo
  • muscolo gastrocnemio
  • muscolo tricipite della sura
  • muscolo plantare
  • muscolo tibiale posteriore
  • muscolo estensore lungo dell’ alluce
  • muscolo estensore lungo delle dita
  • muscolo estensore breve delle dita
  • muscolo estensore breve dell’ alluce

Tutti i muscoli della pianta del piede sono ricoperti da un’ aponeurosi plantare robusta e spessa.

Le fratture del piede, molto frequenti tra sportivi e anziani, in genere sono causate da traumi diretti e indiretti: incidenti stradali, cadute dall’ alto, distorsioni di caviglia, ecc…

Tra le fratture più frequenti abbiamo:

  • Frattura dei malleoli
  • Frattura dell’ astragalo
  • Frattura del calcagno
  • Fratture del V metatarso

Le fratture dei Malleoli sono molto frequenti. Possono dividersi in:

  • Fratture monomalleolari che interessano un solo malleolo
  • Fratture bimalleolari che interessano entrambi i malleoli
  • Fratture trimalleolari che interessano i due malleoli e il margine posteriore dell’ epifisi distale della tibia.

Spesso nelle fratture monomalleolari si ha anche una lesione dei legamenti e della membrana interossea che esiste tra tibia e perone.

La frattura più frequente è quando l’ astragalo sollecitato in valgismo, tende il legamento deltoideo che resistendo provoca la frattura del malleolo interno.

La frattura dei malleoli provoca dolore localizzato a livello della zona interessata, gonfiore, e impotenza funzionale. Nella maggior parte dei casi le fratture monomalleolari senza spostamento, si risolvono con gambaletto gessato per 30 giorni.

Nelle fratture monomalleolari ,che si risolvono con riduzione manuale , segue un’ ingessatura femoro-podalico, seguita da un gambaletto gessato per 40 giorni. Nei casi di fratture scomposte bimalleolari o trimalleolari con lussazione di astragalo si ricorre in genere alla chirurgica, seguita da immobilizzazione in tutori per circa 45 giorni.

Le fratture di astragalo sono meno frequenti. Sono causate da traumi indiretti e di grosso impatto. Sono dovute al meccanismo di iperflessione del piede, che spinge la tibia sull’ astragalo fratturandolo. Le fratture dell’ astragalo si dividono in 3 gradi in base alla loro gravità:

  • 1° grado senza spostamento dei frammenti
  • 2 ° grado con lussazione del corpo dell’ astragalo
  • 3 ° grado con fuoriuscita completa del corpo dell’ astragalo.

Queste fratture, possono andare incontro a complicanze, in quanto la regione del piede dove si trova l’ astragalo ha un’ irrorazione sanguigna abbastanza scarsa, quindi la rigenerazione ossea per la formazione del callo, è molto lenta e a volte può andare in contro a vizi di consolidazione provocando osteoporosi post-traumatica o artrosi dell’ articolazione tibio-tarsica o sottoastragalica.

Ma la complicanza peggiore è la necrosi di testa o corpo dell’ astragalo. In caso di fratture di astragalo il primo sintomo che si riscontra è forte dolore soprattutto nei movimenti di prono-supinazione del piede. Si avranno gonfiore, deformità e ecchimosi sul collo del piede. Spesso questo tipo di fratture vengono trattate chirurgicamente. All’ intervento chirurgico farà seguito l’ immobilizzazione in gambaletto gessato per circa 60 giorni.

Le fratture di calcagno, sono le più frequenti soprattutto nella popolazione adulta e sono dovute a un trauma diretto come caduta dall’ alto sui talloni. Si dividono in:

  • Fratture dell’ apofisi
  • Fratture del corpo
  • Fratture pluriframmentarie.

Provocano dolore, ecchimosi, gonfiore, impotenza funzionale del piede. Nelle fratture dell’ apofisi del calcagno si ingessa il piede con gambaletto per uno-due mesi circa, con carico concesso Nelle fratture del corpo il carico è proibito e sarà applicato un gambaletto gessato per circa due mesi. Nelle fratture pluriframmentarie, spesso, è necessario l’ intervento chirurgico con la riduzione e sintesi della frattura con viti e placche. Segue immobilizzazione con gambaletto gessato per due mesi senza carico.

Le fratture della base del V metatarso sono molto frequenti e si verificano in caso di traumi distorsivi, soprattutto quando la caviglia ruota verso l’ interno, o a causa di traumi ripetuti del piede, o in caso di caduta accidentale: spesso avrai sentito parlare di questa frattura soprattutto tra le ballerine, i calciatori o gli anziani.

Si presentano con dolore, ecchimosi e gonfiore del piede. In caso di fratture composte il trattamento prevede l’ immobilizzazione dell’ arto in apparecchio gessato per circa due mesi. Se la frattura fosse scomposta, si ricorre all’ intervento chirurgico per inserire una vite o un filo che rimetta in asse i due frammenti ossei.

Perché si effettua l’ ingessatura del piede.

Come avrai potuto notare, in tutti i casi di frattura del piede si ricorre all’ ingessatura. Ti starai sicuramente chiedendo il perché. Devi sapere che le fratture sono delle lesioni dell’ osso che tendono a ripararsi spontaneamente producendo un tessuto osseo neoformato, il cosiddetto CALLO OSSEO.

La funzione del callo osseo è quella di riparare e rintegrare il segmento osseo leso in modo tale che ritorni a svolgere le sue funzioni sia statiche che dinamiche. Il callo osseo si formerà nel caso in cui coesisteranno tre fattori:

  • I frammenti ossei siano vascolarizzati
  • I frammenti ossei siano in contatto tra loro
  • I frammenti ossei siano immobili.

Proprio per garantire la formazione di questo nuovo tessuto osseo, è importante quindi l’ immobilizzazione del segmento osseo fratturato. È per questo che si ricorre all’ utilizzo di apparecchi gessati rigidi, i quali garantiscono che i frammenti ossei non subiscano danni o sollecitazioni nel periodo di consolidazione.

L’ apparecchio gessato deve essere solido e adatto al segmento osseo interessato, capace di resistere alle forze esterne.

Piede ingessato: come comportarsi

L’ utilizzo del gesso in caso di frattura del piede è, come abbiamo visto, il trattamento più comune. Imparare a proteggerlo ed utilizzarlo, ti sarà utile per una guarigione più veloce e sicura.

In generale l’ apparecchio gessato deve avvolgere correttamente l’ arto fratturato, per adattarsi al meglio e garantire cosi una corretta solidificazione della frattura. Esistono vari tipi di gesso:

  • Gesso intero: avvolge completamente la tua gamba e il tuo piede
  • Gesso intero da carico : presenza di una piccola suola sotto il tacco per consentire al paziente di camminare
  • Doccia gessata : il gesso avvolgerà solo metà dell’ arto fratturato.

Viene utilizzata dopo un periodo di gesso intero quindi quando la frattura è in via di guarigione o nel caso in cui l’ arto è troppo gonfio e non si riesce ad utilizzare un gesso intero. È un tipo di gesso temporaneo in quanto non garantisce l’ immobilità dell’ arto.

Nella maggior parte dei casi verrà utilizzato un calco di gesso o la vetroresina che si presenta più leggera e più traspirante. Sarà importante, in tutto il periodo di ingessatura, seguire dei piccoli accorgimenti per salvaguardare l’ apparecchio gessato e soprattutto il tuo piede.

Nei primi giorni cerca di tenere l’ arto sollevato con l’ utilizzo ad esempio di cuscini sul piano del letto, per evitare il gonfiore Mantieni pulito e asciutto l’ apparecchio gessato, in quanto il sudore e l’ acqua potranno causarti prurito. Esempio quando fai la doccia, copri il tuo gesso con una busta di plastica, ciò impedirà all’ acqua di entrare e di bagnarlo. Un gesso inumidito può modificarsi e non garantire più l’ immobilità.

In caso di prurito non infilare MAI oggetti all’ interno del gesso per grattare. Potresti provocare microlesioni e infezioni. Se senti prurito potresti utilizzare un antistaminico che ti può alleviare il fastidio. Nei casi più gravi contatta il tuo medico. Fai attenzione a non sporcare il gesso. Evita che venga a contatto con polvere, terra ecc… Cerca di muovere, lentamente e con molta attenzione, le dita del tuo piede. Ciò aiuterà la circolazione del sangue e della linfa e stimolerà l’ attività del tuo piede.

Nel caso in cui dovessi riscontrare gonfiore eccessivo, assenza di sensibilità a livello delle dita, dolore lungo tutto l’ arto contatta il tuo medico: potrebbero essere in atto delle complicanze.

Piede gonfio dopo rimozione del gesso: cosa fare?

Durante il periodo di immobilizzazione, il sistema linfatico e sanguigno possono soffrire, in quanto a causa della presenza del gesso che stabilizza la gamba e la rende immobile il ritorno venoso può subire dei disordini. A volte, infatti, dopo la rimozione del gesso, può presentarsi gonfiore del piede associato a dolore e incapacità di movimento.

Importante in questo caso è la figura del fisioterapista, il quale attraverso massaggi drenanti e esercizi di mobilizzazione dell’ arto ti aiuterà a riprendere al meglio le attività di vita quotidiana del tuo piede. Mantenere l’ arto sollevato, fare esercizi di pompa muscolare come flettere e estendere il piede delicatamente, migliorare la trofia muscolare attraverso cauti esercizi di rinforzo dovrebbero aiutarti a diminuire il gonfiore del tuo piede.

Sono consigliati, in questa fase, anche terapie fisiche strumentali antinfiammatorie e antalgiche che vanno a lavorare sull’ edema e sul dolore, come:

Nel caso in cui il gonfiore, dopo settimane dalla rimozione del gesso, dovesse persistere sarà cura del tuo medico indicarti la terapia farmacologica migliore: prescrizione di farmaci diuretici ,creme antiedemigene, antinfiammatori e antidolorifici o controlli più specifici come un’ ecodoppler dell’ arto interessato.

 

Cosa fare per tornare a camminare dopo aver tolto il gesso: esempi di esercizi

Dopo la rimozione del gesso, come abbiamo visto il piede può presentarsi gonfio, debole e dolorante. Bisogna quindi dedicarsi in un primo momento alla risoluzione del gonfiore e del dolore, ma parte molto importante in questa fase è il recupero delle funzionalità del piede.

Sarà premura del Fisioterapista indicarti esercizi terapeutici che aiuteranno a migliorare il tono/trofismo muscolare del piede, la mobilità dell’articolazione e quindi la ripresa funzionale e cioè camminare.

Gli esercizi che il fisioterapista ti proporrà saranno nel rispetto del tuo dolore. Si effettuano generalmente:

Esercizi per il recupero del ROM articolare attraverso una mobilizzazione passiva/ attiva-assistita che prevede:

  • Dorsiflessione del piede Circonduzione del piede Prono/supinazione del piede Flessione plantare del piede

Esempio, da seduto, con il piede potresti disegnare a terra le lettere dell’ alfabeto o i numeri. Ciò stimolerà la mobilizzazione dell’ articolazione.

Esercizi propriocettivi per migliorare l’ equilibrio e la stabilità del piede:

  • - su una tavoletta oscillante, seduto o in piedi, cerca di mantenere l’ equilibrio con appoggio monopodalico. Quando la forza muscolare sarà migliorata potrai effettuare deambulazione di percorsi attrezzati con ostacoli

Esercizi di rinforzo muscolare :

  • flettere ed estendere un asciugamano con le dita del piede o afferrare sempre con le dita oggetti come penne, matite, palline.
  • Con le mani appoggiate al muro, in piedi con le gambe estese, potresti sollevare i talloni e le punte per 10 volte
  • Puoi effettuare dei movimenti di flessione/ estensione plantare contro resistenza di una fascia elastica.

Per il recupero della deambulazione è importante quindi che il tuo piede sia meno gonfio, più forte, e non dolorante: in un primo momento il carico che sarà consentito è un carico a tolleranza e sfiorante che prevede l’ utilizzo di ausili come ad esempio i bastoni canadesi, che ti aiuteranno a camminare senza appoggiare troppo il piede a terra e a sentire quindi meno dolore, per evitare l’ istaurarsi di un andatura ad atteggiamento antalgico.

Con il recupero di forza e mobilità plantare avrai un aumento del carico che ti permetterà di cominciare a lasciare gli ausili e a poter incrementare le attività di vita quotidiana.

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