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VIBRAZIONI IN FISIOTERPIA

L’Utilizzo delle vibrazioni in ambito riabilitativo è in forte crescita, sia in ambito neurologico che ortopedico. Il successo crescente fonda le basi in una buona letteratura scientifica a supporto, sulla sicurezza e sulla versatilità di utilizzo.

Esistono diversi dispositivi a disposizione dei clinici per l’applicazione dell’energia vibratoria sui pazienti, ma sicuramente quelli ad ad aria localizzata permettono di ottenere performance perapeutiche maggiori. Il questo articolo andremo ad approfondire i principi fisici e i loro effetti sulla fisiologia del corpo umano.

fisica delle vibrazioni

Fisica delle vibrazioni

Le vibrazioni, secondo la definizione fisica, sono oscillazioni meccaniche generate da onde di pressione che si trasmettono attraverso corpi solidi. Tutti noi abbiamo esperienza di cosa sia una vibrazione, per esempio la vibrazione dei nostril cellulari in modalità silenziosa.

In medicina gli unici sistemi di erogazione di una vibrazione sono lo stimolo meccanico e quello meccano sonoro o acustico. Il suono si origina in conseguenza delle vibrazioni di un corpo elastico che costituisce la sorgente sonora: classico esempio per spiegare la propagazione dell’onda sonora è quello del sasso buttato in uno stagno. Se si getta un sasso in uno specchio d’acqua si generano, nel punto di impatto sulla sua superficie, una serie di onde concentriche che si allargano sempre più; se sull’acqua galleggia un sughero questo, al passaggio delle onde, si solleva e si abbassa tra un punto di cresta ed uno di collo: la propagazione delle onde avviene senza che le particelle d’acqua subiscano uno spostamento orizzontale ma solo verticale.

Qualcosa di simile avviene nell’aria quando è colpita da una vibrazione emessa da una sorgente sonora ed è quello che succede quando una vibrazione meccano-sonora viene applicata su di un tessuto biologico. La sensibilità vibratoria è una forma di sensibilità meccanica, coinvolgente strutture recettorialì che rispondono essenzialmente a stimoli di tipo meccanico e perciò' definiti da Mountcastle e Rose nel 1959 come meccanorecettori.

Fisiologia dello stimolo vibratorio meccano-sonoro

Le vibrazioni sono oscillazioni meccaniche generate da onde di pressione che si trasmettono attraverso corpi solidi. La definizione indica in modo chiaro che per identificare e definire uno stimolo vibratorio, e le sue possibili applicazioni cliniche, bisogna spiegare con attenzione le caratteristiche dell’energia vibratoria parlando anche di frequenza e ampiezza di vibrazione. Nel tempo, benché conosciuta ed utilizzata da sempre anche per test valutativi, lo stimolo vibratorio ha stentato ad affermarsi come terapia per la mancanza di adeguate apparecchiature. Attualmente le apparecchiature si possono differenziare per una erogazione di stimoli vibratori ge- neralizzati come ad esempio le pedane vibranti e per una erogazione dello stimolo localizzato (stimolatori meccano-acustici). Oggigiorno grazie a queste ultime apparecchiature le applicazioni della vibrazione meccano-sonora localizzata in riabilitazione si sono moltiplicate andando dal controllo della spasticità, al dolore; dal soggetto adulto al bambino; dalla sarcopenia dell’anziano alla applicazione nel soggetto sano performante. Come è possibile che una “singola” terapia possa dimostrarsi efficace in applicazioni così differenti?

La risposta risiede nella stessa anotomia funzionale dello stimolo vibratorio. Classicamente differenti frequenze di vibrazione (il numero di oscillazioni che avvengono in un’unità di tempo) inducono l’attivazione preferenziale di specifici recettori che si trovano nel corpo umano:

1) mecanorecettori a rapido adattamento sensibili al movimento; sono essenzialmente distribuiti nel derma e corrispondono ai corpuscoli di Meissner;

2) mecanorecettori ad adattamento lento, anch’essi localizzati nel derma e corrispondenti ai dischi dì Merkel. Rispondono sia al movimento che alla intensità dello stimolo meccanico;

3) corpuscoli del Pacini localizzati nel tessuto sottocutaneo. In un’ultima riclassificazione i corpuscoli di Meissner e Pacini vengono definiti come a rapido adattamento, mentre quelli di Mekel vengono riclassificati come a lento adattamento.

I diversi recettori reagiscono a frequenze, ampiezze ed intensità diverse dello stimolo della vibrazione. Da ciò si evince come, anche considerando la fisiologia classica, sia improprio parlare di “una vibrazione” ma sarebbe più corretto parlare di “stimoli vibratori” definendone poi la frequenza e la ampiezza o intensità. Recentemente studi di neuroimaging hanno reso questo concetto fondamentale nella applicazione dello stimolo meccano-sonoro in fisioterapia. Questi studi hanno dimostrato come per lo stimolo vibratorio esista una sorta di “segregazione sensoriale” per cui stimoli vibratori di differente frequenza vengano veicolati separatamente lungo le varie fibre dei nervi periferici, man- tengano una separazione anche a livello midollare e, cosa ancora più importante, che anche a livello della corteccia sensoriale e di integrazione senso-motoria questa forma di segregazione venga mantenuta. In altre parole differenti frequenze vibratorie attivano differenti pattern sia spinali che corticali.

Ancora più semplicemente le vibrazioni non agiscono solamente nella zona del corpo dove vengono applicate, ma hanno dei risvolti importanti sul sistema nervoso centrale. Per semplificare ma senza banalizzare è come se il cervello venisse stimolato in modo specifico per migliorare la sua efficienza durante lo stimolo, l’esecuzione e nel controllo del movimenti.

fisiologia dello stimolo vibratorio

Ancora più recentemente un gruppo di studio italiano, ha individuato aree di attivazione corticale a livello cerebellare omolaterale allo stimolo vibratorio, ponendo l’attenzione sul possibile coinvolgimento delle strutture cerebellari nel risultato terapeutico. Il cervelletto infatti è coinvolto nel controllo dell’equilibro, fungendo anche come centralina di controllo durante il movimento ricevendo contemporaneamente le informazioni dal sistema vestibolare.

Gli effetti della vibrazione sul sistema nervoso centrale sono sorprendenti ma necessitano di ulteriori approfondimenti per avere maggiori certezze su quale sia effettivamente l’impatto sulla plasticità neuronale indotto dalla vibrazione, non solo come trattamento riabilitativo ma anche come stimolo allenante.

Applicazione delle vibrazioni in fisioterapia

Gli avanzamenti tecnologici attuali hanno permesso di conoscere ed apprezzare il valore terapeutico delle vibrazioni ad aria funzionali ad alta frequenza, ulteriormente avvalorato da autorevoli e numerosissime pubblicazioni scientifiche come una delle metodiche più efficaci e versatili in riabilitazione.

Le vibrazioni ad aria generate da apparecchiature ad alta tecnologia come Vibra 3.0, vengono trasmesse localmente ai recettori cutanei tramite appositi trasduttori posti sui distretti muscolari in modalità NON INVASIVA. Le vibrazioni ad aria funzionali interagiscono principalmente con i meccanorecettori tra cui i corpuscoli del Pacini, gli organi tendinei del Golgi ed i fusi neuromuscolari. Poiché ognuno di essi è caratterizzato da una diversa sensibilità alla frequenza di vibrazione, le vibrazioni ad aria funzionali consentono un’attivazione selettiva mediante la regolazione ottimale di frequenza ed intensità pressoria. Il posizionamento dei trasduttori sui distretti muscolari è scientificamente determinato, e garantisce gli effetti benefici attesi che si ottengono rapidamente e perdurano nel tempo.

applicazione delle vibrazioni in fisioterapia

La plasticità del sistema nervoso centrale rende l’azione delle vibrazioni sulla riprogrammazione neuromotoria un effetto terapeutico funzionale in grado di:

Che cos'è' quindi che fa sì che uno stimolo vibratorio possa essere applicato in patologie così differenti con risultati positivi? Quali sono quindi le caratteristiche che uno stimolo vibratorio deve avere per poter agire su tali strutture?

In altri termini è possibile, e nulla lo vieta, che uno stimolo vibratorio possa essere usato in pneumologia piuttosto che in terapia del dolore, purché' si conosca il substrato su cui si vuole agire e su tale conoscenza si modifichino le caratteristiche fisiche di frequenza e di ampiezza di vibrazione. Per questo è necessario che il fisioterapista conduca un’attenta valutazione prima dell’inserimento delle vibrazioni all’interno del piano terapeutico di ogni paziente. Più in generale, quando parliamo di piano o percorso terapeutico in fisioterapia, intendiamo una sequenza specifica di strumenti e tecniche che utilizzate in sinergia possono ottenere risultati clinici maggiori di quelli che si posssono ottenere utilizzando una singola terapia in modo isolato.

apparecchiature vibrazioni fisioterapia

Oltre alla terapia manuale e all’esercizio terapeutico le vibrazioni possono essere utilizzate in percorsi terapeuti che includono trattamenti come la Tecarterapia, le onde d’urto o la laserterapia.

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