PATOLOGIE TENDINITI DEL PIEDE

PATOLOGIE TENDINITI DEL PIEDE

Il piede è un elemento fondamentale dell’organismo poiché è la base della sua struttura; è un sistema biomeccanico così perfetto che ogni componente ossea, tendinea e legamentosa svolge un ruolo specifico che contribuisce al fine ultimo di consentire l’adattamento a camminare su diverse tipologie di superficie con un’ergonomica sopportazione del carico del peso corporeo.

L’estrema funzionalità del piede è data da un complesso sistema biomeccanico, costituito da più di 10 muscoli differenti, da 26 ossa con numerosissimi piccoli legamenti che le stabilizzano tra loro.

È proprio per l’ampio numero di componenti che il piede è soggetto a varie condizioni dolorose, che possono riguardare elementi del sistema biomeccanico oppure strutture appartenenti ad altri tessuti come quello circolatorio, linfatico o nervoso.

Nel corso di questo articolo approfondiremo il tema delle tendiniti del piede; partendo dal significato di questo termine, proseguiremo con la spiegazione delle tendiniti più frequenti fino ad elencare quali sono i rimedi più efficaci per questo tipo di affezioni.

Nell’ultima parte dell’articolo leggerai alcuni consigli per mantenere in salute i tuoi piedi, buona lettura ☺

Cosa significa il termine tendinite?

Il termine “tendinite” sta ad indicare una condizione infiammatoria (che in medicina è indicata con il suffisso -ite per i vocaboli al singolare e –iti per quelli al plurale) del tendine.

Questo tipo di patologia è caratterizzata dai seguenti segni clinici, che possono essere presenti in parte o contemporaneamente:

Quali sono le tendiniti del piede?

Come già abbiamo accennato nell’introduzione, le tendiniti del piede sono diverse, di seguito ti elenchiamo quelle che sono trattate più frequentemente in un centro di fisioterapia:

Tendinite al tendine di Achille: è conosciuta anche con il nome di tendinite calcaneare (per via dell’osso del calcagno su cui si inserisce il tendine) o tendinopatia achillea.
È una condizione dolorosa che colpisce soprattutto gli sportivi che praticano atletica leggera, in particolare i maratoneti, poiché sollecitano molto questo tendine nella fase di slancio del piede nella dinamica della corsa.
Proprio per l’alta incidenza negli sport da corsa, in molti chiamano la tendinite del tendine di Achille come tendinite del podista.

Tendinite del tendine tibiale posteriore: dopo la tendinite al tendine di Achille, questa è una delle tendiniti più frequenti del piede.
Uno dei motivi per cui sviluppa rientra nei casi in cui si ha una riduzione stabilità dell’arco plantare, poiché inserendosi nella parte interna del collo del piede nel momento in cui la struttura tende ad un piattismo il tendine potrebbe entrare in sofferenza.

Tendinite dei tendini flessori del piede: questa condizione clinica mostra i suoi sintomi nella regione posteriore mediale della caviglia e del piede.
È una delle tendiniti più frequenti tra i ballerini, poiché sollecitano molto questo gruppo muscolare eseguendo gesti dinamici mentre mantengono il piede sulle punte.

Tendinite dei tendini estensori delle dita: questa condizione clinica comprende la regione superiore del piede, è molto frequente tra i pazienti che soffrono di particolari patologie reumatiche come l’artrite reumatoide.
Nei casi più gravi anche il semplice sfregare il collo del piede con la scarpa, situazione normale nella dinamica del passo, causa dolore.

Tendinite e fibrosi: quale è la correlazione?

Una condizione infiammatoria è bene che sia risolta prima possibile, poiché se protratta nel tempo oltre a sviluppare una cronicità dei sintomi può portare ad una alterazione dell’istologia del tessuto come il caso della fibrosi, che è un aumento di tessuto connettivo fibroso, con una conseguente diminuzione della vascolarizzazione del tendine e della sua elasticità.

 

Come si prevengono le tendiniti del piede?

tecarterterapia tendiniteIn linea di massima per prevenire le tendinopatie al piede è molto importante ascoltare il proprio corpo e se fossi uno sportivo ascolta i consigli di un professionista durante l’esecuzione dei tuoi allenamenti.

Con il primo punto, ossia “ascoltare il corpo” si intende ascoltare i propri sintomi, non ignorare un dolore o una difficoltà di movimento, e se si hanno sospetti recarsi dal proprio medico di base o fisioterapista di fiducia per capire se si tratta di una condizione da curare o meno.

In medicina così come nella vita, il mostro va ucciso quando è piccolo, ciò significa che se si prende in tempo una patologia si riesce a risolverla con meno sedute e meno tempo, se si aspetta che cronicizzi si rende il tutto molto più difficile.

Per questo motivo i percorsi di fisioterapia preventiva sono sempre più praticati, è meglio essere trattati una tantum per mantenere in ottime condizioni il proprio stato di salute piuttosto che aspettare che insorga una condizione dolorosa.

In relazione al secondo punto ci teniamo ad evidenziare che capita spesso di ricevere nei centri di fisioterapia sportivi e in particolar modo “maratoneti” improvvisati, che in prossimità di una competizione, seguono allenamenti “fai da te” nella speranza di poter aumentare le proprie prestazioni ma in realtà stanno solo danneggiando il corpo.
Allenarsi avendo la garanzia di fare del bene a sé stessi oltre che di divertirsi dovrebbe essere un modus operandi sempre più diffuso, poiché è alla base della prevenzione.

Come si curano le tendiniti del piede?

A seconda del tipo di tendine preso in esame segue uno specifico percorso fisioterapico, in linea di massima però i cicli terapeutici seguono tutti degli step, più o meno lunghi, in cui si applicano delle tecniche, con maggiore o minore intensità, integrate con esercizi e mezzi fisici che a seconda del caso seguono dosaggi e modalità applicative differenti.

  1. Primo step
    In questa fase l’obbiettivo è la riduzione del dolore e il controllo dell’infiammazione. In ogni step il fisioterapista usa l’integrazione tra tecniche manuali, mezzi fisici ed esercizi specifici per il paziente e la sua condizione.
    • Le tecniche manuali più utilizzate sono:
      • Tecniche per i trigger points, una di queste ad esempio è la compressione ischemica in cui il fisioterapista esegue una compressione manuale in un punto specifico al fine di sviluppare una leggera condizione ischemica nella parte di tessuto sottostante le proprie dita.
        Tale compressione genererà degli effetti biologici positivi per la condizione del paziente.
      • Tecniche di massoterapia: come la tecnica del massaggio trasverso secondo Cyriax e il massaggio funzionale utilizzato in terapia manuale;
      • Tecniche fasciali manuali: in cui si esegue manualmente la mobilizzazione di determinate aeree fasciali con l’obbiettivo di ridurre ed eliminare eventuali restrizioni di movimento;
      • Tecniche miofasciali con gli IASTM tools: la parola “iastm” è l’acronimo di Instrument Assisted Soft Tissue Mobilisation, si tratta dunque di accessori (tools) di diversa forma, consistenza e materiale che utilizza il fisioterapista per trattare il tessuto miofasciale;
      • Tecniche di rilascio post isometrico: in cui per recuperare l’elasticità miotendinea si sfrutta il principio di massimo rilascio muscolare dopo il massimo sforzo.
    • I mezzi fisici più utilizzati sono:
  2. Secondo step
    Essendo stata ridotta la condizione infiammatoria, è possibile iniziare a lavorare sul recupero della funzione motoria.
    In questa fase si iniziano ad effettuare lavori dinamici, solitamente si integra la mobilizzazione attiva del piede, con i mezzi fisici.
    Si inizia ad impostare un lavoro di esercizi attivi, che in alcune condizioni è già introdotto dalla prima fase.
  3. Terzo step 

Una volta eliminati (o ridotti al minimo) i sintomi, e recuperata la funzione motoria si lavora sull’ottimizzazione della funzionalità del complesso piede-caviglia, eseguendo un training di esercizi specifici per la propriocezione e l’equilibrio. 


tendinite tavoletta propriocettiva

Inizialmente si tende a far eseguire gli esercizi in un piano stabile, poiché è quello su cui si trova a camminare quotidianamente il paziente, poi successivamente per aumentarne le difficoltà e dunque migliorare le prestazioni si fanno effettuare degli esercizi su piani instabili, come ad esempio la tavola di Freeman (detta anche tavola propriocettiva). Esistono numerosi dispositivi in grado di registrare le oscillazioni della tavola su una banca dati de pc, in questo modo è possibile monitorare la qualità dell’esercizio secondo dati certi e specifici e allo stesso tempo poter dare un feedback visivo al paziente durante e dopo l’esecuzione dell’esercizio.

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