Come si diagnostica la pubalgia

Data pubblicazione: 07/09/2018
Ultimo aggiornamento: 07/09/2018

Come si diagnostica la pubalgia

INDICE

Introduzione - Come si diagnostica la pubalgia

La pubalgia è una delle affezioni più comuni che vengono trattate dai fisioterapisti.

Si tratta di una condizione patologica caratterizzata da un’infiammazione dei tendini dei muscoli che si inseriscono sul pube quali adduttori, gracile, pettineo, e gli addominali. È causata da microtraumi ripetuti a livello di queste strutture che provocano microlesioni alle fibre muscolari e così l’infiammazione. Il dolore tipico è un dolore che si manifesta nella zona inguinale, nel basso ventre che spesso si irradia a livello dell’addome e della coscia.

Si riscontra maggiormente in persone che praticano sport che sollecitano questi muscoli quali calciatori, giocatori di hockey, schermitori, equitazione, sport che prevedono cambi repentini di direzione, scatti, corsa.

A volte soffrono di pubalgia anche le donne in gravidanza, in quanto l’accrescimento del pancione, l’aumento del peso, e le variazioni biomeccaniche che le donne subiscono, possono provocare una sollecitazione dei muscoli del pube con la loro infiammazione.

In questo articolo parleremo della pubalgia, dei sintomi e della cura, concentrando maggiormente l’attenzione su quali sono i metodi di diagnosi. Affidati a mani esperte e comincia a risolvere il Tuo problema. Chiama subito per fissare un appuntamento in uno dei nostri centri di Fisioterapia Italia, e richiedi una valutazione.

Introduzione - Come si diagnostica la pubalgia

La pubalgia è una delle affezioni più comuni che vengono trattate dai fisioterapisti.

Si tratta di una condizione patologica caratterizzata da un’infiammazione dei tendini dei muscoli che si inseriscono sul pube quali adduttori, gracile, pettineo, e gli addominali. È causata da microtraumi ripetuti a livello di queste strutture che provocano microlesioni alle fibre muscolari e così l’infiammazione. Il dolore tipico è un dolore che si manifesta nella zona inguinale, nel basso ventre che spesso si irradia a livello dell’addome e della coscia.

Si riscontra maggiormente in persone che praticano sport che sollecitano questi muscoli quali calciatori, giocatori di hockey, schermitori, equitazione, sport che prevedono cambi repentini di direzione, scatti, corsa.

A volte soffrono di pubalgia anche le donne in gravidanza, in quanto l’accrescimento del pancione, l’aumento del peso, e le variazioni biomeccaniche che le donne subiscono, possono provocare una sollecitazione dei muscoli del pube con la loro infiammazione.

In questo articolo parleremo della pubalgia, dei sintomi e della cura, concentrando maggiormente l’attenzione su quali sono i metodi di diagnosi. Affidati a mani esperte e comincia a risolvere il Tuo problema. Chiama subito per fissare un appuntamento in uno dei nostri centri di Fisioterapia Italia, e richiedi una valutazione.

Cos’è la pubalgia: cenni di anatomia

Come abbiamo detto precedentemente, per pubalgia intendiamo l’infiammazione dei muscoli che si inseriscono sulla sinfisi pubica.

Ma quali sono questi muscoli? E cos’è la sinfisi pubica?

Anatomia della sinfisi pubica

La sinfisi pubica è un’articolazione  che unisce le due ossa pubiche grazie alla presenza di un forte apparato legamentoso. E’costituita da:

Dalle ossa pubiche e dai legamenti:

  • Legamento pubico anteriore
  • Legamento pubico posteriore 
  • Legamento pubico superiore
  • Legamento arcuato.

I muscoli interessati invece sono tutti quei muscoli che originano o si inseriscono a livello del pube:

  • Muscolo grande adduttore: è il muscolo più profondo e più potente fra i muscoli adduttori dell’anca. Con la sua azione ruota internamente la coscia.
  • Muscolo adduttore lungo: La sua azione è quella di addurre e ruotare verso l’esterno la coscia.
  • Muscolo adduttore breve: con la sua azione adduce e ruota all’esterno la coscia.
  • Muscolo pettineo: adduce, flette e ruota all’esterno la coscia.
  • Muscolo gracile: si trova nella parte mediale della coscia. Con la sua azione adduce la coscia, flette e ruota verso l’esterno la gamba.
  • Muscoli addominali: i retti e gli obliqui dell’addome, che si inseriscono a livello della cresta pubica, servono a flettere e ad inclinare il tronco.

Come si classifica la pubalgia

In base alla zona che viene interessata, la pubalgia si classifica in:

  • Sindrome “retto-adduttoria”: è la forma di pubalgia più comune ed è caratterizzata dall’ infiammazione dell’inserzione dei muscoli adduttori e addominali. Tipica degli sportivi soprattutto calciatori.
  • Sindrome “sinfisaria”: si riscontra principalmente nelle donne in gravidanza. Colpisce la zona della sinfisi pubica che viene sollecitata in caso di gravidanza per sopportare il peso del pancione e i cambiamenti posturali della donna. Inoltre, a causa della produzione di ormoni che aumentano l’elasticità dei legamenti, può verificarsi un’instabilità di bacino e della sinfisi pubica che può provocare dolore nella zona del basso ventre e dell’inguine.
  • Sindrome “della guaina del retto femorale" è causata dallo stiramento del nervo perforante a causa di una lesione della fascia muscolare superficiale dei muscoli addominali.

Come capire se si tratta di pubalgia: segni e sintomi

In genere, il primo sintomo che accuserai in caso di pubalgia, è il dolore più o meno intenso. Spesso il dolore, è un dolore localizzato all’ inguine ma che può irradiarsi al basso ventre e all’ addome, all’ interno o a tutta la coscia, negli uomini anche a livello dei testicoli.

In genere è un dolore che si manifesta al mattino o quando si inizia a svolgere qualche esercizio o sforzo fisico che sollecita la contrazione degli adduttori e degli addominali. Nei casi più gravi, è un dolore intenso e continuo che aumenta durante l’esercizio tanto da doverlo interrompere, impedendo a volte il normale svolgimento delle attività di vita quotidiana come il camminare.

Il dolore in questo caso può essere quindi un vero e proprio fattore di disfunzione muscolare. A volte la zona dell’inguine può presentarsi gonfia e arrossata, segni propri dell’infiammazione e alla palpazione si può apprezzare una rigidità muscolare tipica di una contrattura.

Come si diagnostica la pubalgia

La pubalgia può essere diagnosticata da un medico Ortopedico o da un Fisiatra attraverso un’attenta storia clinica e un esame obiettivo generale del paziente. Il medico specialista durante la prima visita, ti sottoporrà a test specifici che aiuteranno a valutare il tipo e il grado di pubalgia. Importante inoltre la palpazione della zona dolente in quanto, essendo i tendini dei muscoli adduttori molto superficiali, possono essere apprezzate zone più rigide e ispessite. La palpazione a livello inguinale viene utilizzata anche per fare diagnosi differenziale con l’ernia.

Spesso, infatti, molte patologie presentano sintomi simili alla pubalgia con dolore riferito all’ inguine:

  • artrosi  dell’anca
  • lombalgia fratture del pube o dell’anca
  • linfonodi inguinali ingrossati
  • patologie dell’apparato urinario o gastrointestinale
  • cruralgia strappo muscolare dei muscoli adduttori o del retto dell’addome
  • varicocele.

In questi casi sarà cura dello specialista richiedere esami più approfonditi per fare diagnosi differenziale e intraprendere la terapia e il trattamento migliore per la tua pubalgia.

pubalgia esami da eseguire per una diagnosi corretta

Tra gli esami diagnostici per immagini che vengono maggiormente prescritti abbiamo:

Radiografie. Attraverso l’utilizzo dei raggi X, le radiografie “fotografano” le ossa. L’ esame radiologico è un esame semplice e non invasivo, che non richiede nessuna preparazione da parte del paziente. Può essere effettuato da tutti, tranne dalle donne in gravidanza. Viene prescritto in caso di pubalgia, per fare diagnosi differenziale in quanto sarà utile al medico per escludere ad esempio eventuali fratture, malformazioni ossee, artrosi a livello di bacino e anca. Ecografia muscolo-tendinea.

L’ ecografia muscolo-tendinea è un esame non invasivo, indolore che ha una durata di circa 20 minuti e viene effettuato con l’utilizzo di sonde ad alta frequenza che sfruttano le proprietà degli ultrasuoni e permettono di valutare le strutture muscolari e tendinee. È possibile tramite questo esame, verificare la presenza di eventuali edemi, lesioni muscolari o tendinee, raccolte di liquidi in cisti, depositi di sali di calcio (calcificazioni) a livello dei tendini o dei muscoli in quanto consente di osservare i tessuti molli. Nell’ ecografia i muscoli e i tendini appaiono come cordoni di colore bianco; ad esempio in caso di lesione muscolare si può osservare un versamento ematico di colore scuro nella zona del muscolo interessata. Quindi attraverso l’ecografia riusciamo a visualizzare la regione muscolo-tendinea del bacino e dell’inguine attraverso delle immagini bidimensionali.

Ecocolordoppler. Per valutare al meglio lo stato di infiammazione dei muscoli interessati, gli ecografi di ultima generazione riescono a rilevare il movimento del flusso sanguigno all’interno dei tessuti utilizzando il segnale doppler, che sfrutta a sua volta le proprietà degli ultrasuoni. Un tessuto infiammato sarà molto più irrorato di sangue rispetto ad un tessuto sano. Grazie a questo esame, si ha un’idea più precisa dello stato di infiammazione dei tessuti esaminati. Il segnale doppler viene visualizzato nello schermo come un colore rosso o blu a seconda del movimento del sangue. Un esame ancor più specifico che riesce ad esaminare flussi molto lenti è il power-doppler.  

RMN. La risonanza magnetica è considerato l’esame gold-standard per diagnosticare la pubalgia. È un esame diagnostico che sfrutta le proprietà fisiche magnetiche e che permette di visualizzare nell’ insieme tutto ciò che si trova all’ interno del nostro corpo: ossa, muscoli, tendini, visceri e il loro stato di salute. In genere parliamo di un esame non invasivo, indolore che dura all’ incirca 30 minuti. Prima di iniziare l’esame, il paziente dovrà togliere gli oggetti metallici che indossa come bracciali, orecchini, orologi in quanto possono interferire con la valutazione dei tessuti. A volte per avere delle immagini più nitide, dove siano evidenziate le zone di lesione o infiammazione, è richiesto l’iniezione endovena di un mezzo di contrasto, generalmente il gadolinio. In questo caso il paziente dovrà presentarsi il giorno dell’esame, digiuno. In caso di pubalgia

TC. Questa procedura diagnostica permette di visualizzare le parti del nostro corpo in sezioni dando un’immagine tridimensionale della zona interessata. L’utilizzo di mezzi di contrasto permette di valutare al meglio zone a carattere infiammatorio.

Come si cura la pubalgia

Quando ti viene diagnostica pubalgia, la prima cosa da fare è stare a riposo. L’attività acuisce i sintomi mentre il riposo li attenua. È importante che, in questa prima fase, evitare qualsiasi sforzo fisico: continuare a svolgere attività sportive su una condizione di infiammazione conclamata può provocarti la cronicizzazione della patologia con tempi di recupero più lunghi e dolorosi.

Il riposo consentirà alle piccole lesioni muscolari di ripararsi. Il medico può prescriverti farmaci antiinfiammatori e antidolorifici orali o pomate da utilizzare nella zona interessata. Solo nei casi più gravi, possono essere effettuate infiltrazioni con cortisonici o si può ricorrere all’ intervento chirurgico.

Nella zona dolorante puoi applicare, inoltre, un impacco di ghiaccio per 15 minuti almeno 3 volte al giorno, per ridurre l’infiammazione e calmare il dolore.

Molto importante sarà il ruolo del fisioterapista che avrà lo scopo, attraverso tecniche di allungamento e rinforzo muscolare, di preparare i muscoli interessati a sopportare nuovamente gli sforzi fisici.

La fisioterapia può ricorrere all’ utilizzo di terapie fisiche strumentali che hanno azione antiinfiammatoria e antidolorifica, come ad esempio:

Tecar: questo dispositivo stimola i tessuti per mezzo di radiofrequenze, ed è una delle termo-terapie (terapie fisiche che sviluppano calore) più utilizzate in ambito fisioterapico. Ll calore che viene prodotto da questo macchinario, migliora il flusso sanguigno nella zona trattata eliminando le tossine, migliorando l’ossigenazione dei tessuti, favorendo il microcircolo, producendo così effetti antiinfiammatori e antidolorifici.

pubalgia la tecarterapia come aiuto efficace

Onde d’ urto: attraverso la stimolazione profonda dei tessuti con onde acustiche ad alte pressioni si ha un effetto antiinfiammatorio e rigenerante, mediante delle microlesioni cellulari che stimolano la biologia del tessuto.

Laser ad alta potenza: la luce laser ad alta potenza utilizzata permette di ridurre l’infiammazione promuovendo i processi riparativi.

Spesso, questi trattamenti fisici, in caso di pubalgia sono associati tra di loro per consentire un recupero più veloce e migliore.

Esercizi utili in caso di pubalgia

In genere il medico ti indicherà una visita con il fisioterapista dopo 1-2 settimane di riposo assoluto. In base all’ entità del tuo danno ti verrà proposto il giusto inter riabilitativo da intraprendere.

Ultimamente una terapia che sta prendendo piede in caso di pubalgia è l’idrochinesiterapia, parliamo cioè di esercizio riabilitativo in acqua. In questo caso, grazie all’ azione antigravitaria dell’acqua, percepirai meno il tuo peso corporeo, lo sforzo fisico e il dolore, consentendoti di fare movimenti idonei.

 

pubalgia come curarla con l'idrokinesiterapia

Di seguito ti elencheremo degli esercizi di rinforzo e allungamento muscolare che potrai effettuare in caso di pubalgia, ma ricorda sempre sotto stretto controllo dello specialista.

  • In posizione seduta, con la schiena dritta e le gambe piegate, unisci i piedi e sostieni le caviglie con le mani, mentre i talloni toccano terra. Mantieni questa posizione per circa 5 minuti. Dopo di che, molto delicatamente, apri e chiudi le gambe come se dovessero oscillare. Con questo esercizio andrai ad allungare e rilassare la muscolatura adduttoria delle tue cosce.
  • Sempre in posizione seduta, distendi ed unisci le gambe. Ora fletti la schiena in avanti, toccando con le mani le punte dei tuoi piedi. Sentirai i muscoli posteriori delle gambe tirare.
  • Avvicinati ad una parete. Sdraiati su un tappetino e alza le gambe sul muro. Ora delicatamente apri le gambe secondo la tua tolleranza. Mantieni la posizione per 2 minuti.
  • Sempre in posizione sdraiata, questa volta, fletti le ginocchia. Inserisci una palla, di circa 8 cm di diametro, tra le gambe. Ora comincia a stringere ripetutamente la palla, senza farla cadere. Con questo esercizio andrai a rinforzare i muscoli adduttori.
  • Su un tappetino, assumi, la posizione del cavaliere. Un ginocchio appoggiato a terra e uno piegato in avanti. La flessione del ginocchio avanti, non deve superare la posizione del piede. Schiena dritta, senza muovere il bacino, allungati avanti in modo tale da sentire la gamba appoggiata a terra che tiri.

In fase post-acuta è consigliabile eseguire un training riabilitativo per poter recuperare la stabilità del tronco chiamata Core Stability. Uno degli esercizi che puoi eseguire è chiamato plank e probabilmente lo avrai già visto eseguire in palestre di Cross-Fit o in esercizi di ginnastica funzionale. In cosa consiste?

Mettiti disteso a terra, pancia in sotto (posizione prona) poggiato sui gomiti e sulle punte dei piedi. I gomiti sono all’altezza delle spalle, la testa è ben allineata con il tronco, sguardo in avanti, gambe ben distese ed unite e glutei contratti, piedi a martello. Per poter mantenere la posizione corretta, quindi evitare che il bacino cada verso il basso o al contrario sia troppo in alto rispetto alla linea delle spalle, è consigliabile eseguire l’esercizio difronte ad uno specchio in modo da poter controllare costantemente che tutti i segmenti corporei siano ben allineati.

È consigliabile effettuare questo esercizio mantenendo la posizione per circa 1 minuti; inizialmente sarà molto difficile raggiungere questo tempo e sarà cura del tuo fisioterapista impostare un programma riabilitativo adatto alle tue esigenze, al tuo fisico e ai tuoi obbiettivi.

Autori

Luca Luciani

Dott.re in Fisioterapia

Fisioterapista, Imprenditore nel settore sanitario e Business Coach.

Dopo la laurea in fisioterapia, ha approfondito le sue conoscenze studiando osteopatia e terapia manuale. Si è specializzato frequentando i corsi di:

  • Maitland,
  • Cyriax,
  • Mulligan,
  • McKenzie,
  • Neurodynamic Solutions.

Ha frequentato aule con docenti internazionali come:

  • Jill Cook,
  • Michael Shacklock,
  • Gwen Jull,
  • Paul Hodges della University of Queensland
  • Shirley Sahrmann della Washington University di S. Louis.

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