Morbo di Dupuytren

La mano è la parte del nostro corpo che ci permette di effettuare la maggior parte delle attività di vita quotidiana: dal mangiare al lavarci i denti, dal lavarsi al lavorare al pc, dal pettinarsi al mettersi il trucco sul viso, e così via…

Nel corso di questo articolo affronteremo il tema del morbo di Dupuytren, una patologia che interessa la mano, talvolta anche bilaterale, e più in particolare l’utilizzo delle dita. Partendo dal significato di questa condizione, faremo una piccola introduzione sull’anatomia della mano per poi procedere con la condizione clinica del morbo, i fenomeni eziologici e i conseguenti metodi di cura utilizzati e conosciuti fino ad oggi.

Cosa è il morbo di Dupuytren?

anatomia e mordo di dupuytren

Il morbo di Dupuytren è una malattia che provoca la curvatura persistente di una o più dita e la formazione di noduli, in corrispondenza delle logge tendinee, sul palmo della mano.

Cenni di anatomia

Quasi sono i sintomi?

morbo di dupuytren cosa avviene all'articolazione della mano

Sicuramente il primo sintomo che i pazienti riferiscono è il dolore, che nelle prime fasi si avverte dopo aver eseguito degli sforzi importanti mentre negli stadi più avanzati si verifica anche durante delle attività manuali semplici come il tenere il volante della macchina.

Altro sintomo caratteristico è la presenza di uno o più noduli, come delle piccole cisti di consistenza fibrosa, e della tendenza a curvare le dita della mano in atteggiamento di flessione, verso il palmo. Si tratta di una formazione di collagene e tessuto connettivale, è considerato un tumore benigno, quindi del tutto innocuo se non fosse che potrebbe limitare in modo importante la qualità del movimento della mano e delle dita.

Quali sono le cause?

Le cause ad oggi non sono state ancora ben definite, sembra però che ci sia una stretta correlazione con i fattori genetici ed ereditari, non a caso la maggior parte delle persone che soffrono di questa patologia ha o aveva un familiare che già ne soffre o ne soffriva. Hanno un maggiore rischio di subire questa condizione tutti i soggetti che praticano attività manuali come: muratore, elettricista, pizzaiolo, barbiere, massaggiatore, musicista (es. pianoforte), lavori al pc (utilizzo continuo della tastiera). Sono esposti al morbo di Dupuytren anche sport che richiedono un importante reclutamento della muscolatura della mano come il body building, canottaggio, cross fit, ecc… Si tratta di una patologia che colpisce principalmente la popolazione adulta con età compresa tra i 50 e i 60 anni.

Quali sono i rimedi?

tecarterapia per il morbo di dupuytren

La Fisioterapia ad oggi è considerata il migliore approccio terapeutico per il morbo di Dupuytren. Nella cura di questa patologia vengono utilizzate:

Tecniche di mobilizzazione: sono utilizzate soprattutto quelle relative ai tessuti molli. Molti fisioterapisti si avvalgono di strumenti, chiamati IASTM, con i quali si aiutano per ridurre la tensione miofasciale. Tecniche di massaggio, come il massaggio sfiorante e il massaggio trasverso secondo Cyriax sono ben tollerate dal paziente e migliorano la mobilità dei tessuti.

Mezzi fisici: sono importanti perché contribuiscono alla riduzione del dolore, al controllo dell’infiammazione e dunque all’accelerazione dei tempi di recupero. Gli strumenti più utilizzati per il morbo di Dupuytren sono:

  • Laserterapia: La parola Laser è l’acronimo di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation = Amplificazione della luce tramite emissione stimolata di radiazione; questo indica un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce “collimato” e monocromatico. I dispositivi laser più utilizzati al giorno d’oggi sono i laser ad alta potenza, che utilizzando l’emissione pulsata di fasci di luce a potenze elevate, riescono a stimolare il tessuto anche in profondità.
  • Tecarterapia: La parola Tecar è un acronimo e sta ad indicare “Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo”, che spiega il modo in cui questo dispositivo possa portare uno stimolo biologico ai tessuti. Infatti tramite l’effetto Joule, la tecar è in grado di produrre calore profondo (endogeno) nei tessuti. Questo macchinario è conosciuto anche come radiofrequenza o diatermia da contatto. Il primo termine indica lo spettro elettromagnetico di cui fanno parte le onde elettromagnetiche erogate dalla tecar che è compreso tra i 500.000 Hz e 1 mega (milione) Hz, ed è uno spettro di frequenza molto vicino a quello utilizzato dalle onde radio. Il termine diatermia da contatto invece sta ad indicare cosa sia la tecarterapia in termini fisici. È una diatermia, cioè un mezzo fisico in grado di produrre calore endogeno. È una diatermia “da contatto” poiché la tecar necessita del contatto dei due elettrodi sul paziente affinché si possa effettuare l’applicazione.

Gli effetti biologici prodotti da questo dispositivo sono riassumibili in tre aspetti:

- chimico: si ipotizza che la tecar porti ad una normalizzazione del potenziale di membrana, gli scambi cellulari tendono ad alterarsi in stati infiammatori;

- termico: durante l’applicazione di tecarterapia c’è un richiamo di sangue nella regione trattata. Questo corrisponde a un aumento del microcircolo locale e di calore. Il calore oltre che curativo è molto piacevole e rilassante, tanto che spesso alcuni pazienti si addormentano.

- meccanico: l’effetto termico produce un effetto meccanico importante, infatti è più semplice trattare e mobilizzare i tessuti quando questi sono stati stimolati.

  • Ultrasuoniterapia: gli ultrasuoni si avvalgono di specifiche onde sonore, emesse ad una frequenza non udibile dall’orecchio umano, per stimolare la biologia del tessuto. Hanno un effetto antalgico e antiinfiammatorio e talvolta sono associati alla crioterapia, prendendo il nome di crio ultrasuoni.
  • Onde d’urto: si tratta del dispositivo con maggiori evidenze scientifiche, mediante l’emissione di onde acustiche ad alta potenza crea un’importante stimolo biologico. Il trattamento con questo macchinario non è piacevole come quello della tecar, pertanto raramente viene indicato come primo protocollo di cura.
  • Correnti antalgiche: come la TENS e i neuromodulatori come l’interix, utilizzano uno stimolo elettrico per creare un effetto antalgico.
  • Ipertermia: utilizza lo stesso mezzo fisico della tecar, ossia delle onde elettromagnetiche, a differenza della tecarterapia l’ipertermia utilizza una sola freque
  • Ortesi: che nelle condizioni iniziali possono essere anche i semplici polsini che si utilizzano per giocare a tennis. Sembra banale che un semplice polsino possa contribuire al miglioramento della sintomatologia, ma, come abbiamo scritto nel paragrafo relativo alle “cause”, tra le ipotesi relative all’eziologia di questa patologia, una delle più avvalorate sembra essere la condizione di eccessiva mobilità del polso. Nelle condizioni più gravi è necessario l’utilizzo di un’ortesi specifica per il polso della persona, in modo da contribuire ad un sostegno importante nel corso del movimento articolare.

Mesoterapia e cura farmaceutica

Parallelamente al percorso fisioterapico, il medico può scegliere di affiancare una cura farmaceutica antinfiammatoria o/e di procedere con delle infiltrazioni locali per accelerare i tempi di recupero e ridurre il dolore.

Chirurgia

morbo di dupuytren chirurgia

Se i trattamenti conservativi non danno il successo sperato, il medico può optare se tentare un nuovo ciclo terapeutico o procedere con l’operazione chirurgica che consiste nell’asportazione del tessuto aponeurotico patologico.

A seconda dei casi l’operazione può consistere nell’asportazione completa dell’aponeurosi palmare – aponeurectomia - oppure nell’asportazione del o dei singoli noduli patologici. In pazienti che hanno difficoltà a subire un’operazione chirurgica si procede con una tecnica chiamata cordotomia percutanea, che consiste dell’utilizzo di aghi per perforare il tessuto rigido in modo da indebolirlo.

I tempi di recupero a seguito di una operazione chirurgica per questa patologia sono stimati a circa 3 mesi.

Risolvi il tuo problema
Risolvi il tuo problema