Pubalgia
Sicuramente sui giornali o in televisione avrai sentito parlare di pubalgia, quella condizione patologica che colpisce molto spesso i calciatori a causa di movimenti bruschi come, ad esempio, un forte calcio al pallone.
Il termine pubalgia, deriva dall’unione delle parole pube e algia, ossia dolore al pube. Il dolore al pube è, quindi, il sintomo che da il nome a questa patologia. Stiamo parlando di una tendinopatia inserzionale provocata da infiammazione che subiscono tendini dei muscoli a livello del pube, dovuta a microtraumi ripetuti in questa zona.
Spesso a questo nome si associano tutte le patologie che riguardano l’inguine, per questo motivo è molto importante una corretta diagnosi con la ricerca della causa del fastidio e impostare un corretto iter riabilitativo per evitare recidive. In questo articolo ti aiuteremo a capire quali sono le cause, i sintomi, le cure e i rimedi e gli esercizi più indicati in caso di pubalgia.
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Indice
Patologie correlate
Pubalgia significato

Il significato della parola pubalgia è: algia al pube, dolore nella zona pubica.
La pubalgia è, quindi, una sindrome caratterizzata da forte dolore a livello del pube, dovuto a un’infiammazione dei muscoli che si inseriscono sulla sinfisi pubica tra cui i muscoli adduttori della coscia e il retto addominale.
Il pube, insieme all’ ileo e all’ ischio, formano le ossa del bacino. Più precisamente si trova nella parte inferiore dell’osso iliaco. Anatomicamente è formato da:
- un ramo superiore o ileo-pubico che rappresenta la parte superiore dell'osso pubico. Il ramo superiore contribuisce alla formazione del foro otturatorio e dell'acetabolo. Sulla superficie esterna troviamo il muscolo adduttore lungo, il muscolo otturatore esterno, il muscolo adduttore breve e il muscolo gracile;
- il corpo anteriore del pube: è una conformazione larga e piatta, che si trova tra il ramo superiore ed il ramo inferiore del pube;
- la cresta pubica e la superficie interna che contribuiscono alla formazione di parte della piccola pelvi ed inoltre è connessa con alcune fibre del muscolo otturatore interno;
- il ramo inferiore o ischio-pubico: il ramo inferiore è localizzato nella porzione inferiore dell'osso pubico. Anche qui abbiamo la presenza di fasci dei muscoli adduttori.
La sinfisi pubica è un’articolazione che mette in comunicazione le due ossa pubiche. Tra le due ossa pubiche è presente un disco di fibrocartilagine che ammortizza e protegge l’articolazione. La sinfisi pubica è ben saldata dalla presenza di un forte strato di legamenti:
- Il legamento pubico anteriore è costituito da fasci di fibre collagene che si incrociano anteriormente all'osso del pube.
- Il legamento pubico superiore è un fascio di fibre collagene che collega superiormente le due ossa pubiche. Assieme al legamento arcuato e al disco articolare è il principale fattore di stabilità della sinfisi pubica.
- Il legamento arcuato si trova invece sulla faccia inferiore del pube, è più spesso del legamento pubico superiore.
Tra i muscoli adduttori della coscia ricordiamo:
- Il muscolo pettineo
- Il muscolo gracile
- Il muscolo adduttore lungo
- Il muscolo adduttore breve
- Il muscolo adduttore grande
- Il muscolo adduttore piccolo.
La loro funzione principale, come suggerisce il nome, è quella di addurre la gamba e cioè portarla verso la linea mediana del corpo. Hanno la loro origine a livello del pube e si inseriscono in diversi livelli della gamba. Spesso, in caso di pubalgia, viene interessato anche il retto dell’addome, un muscolo che ha origine in tre punti della V, VI e VI costa e dal processo xifoideo (parte terminale dello sterno). Si inserisce con un grosso tendine sul ramo superiore del pube.
Pubalgia: le cause

Secondo alcuni studiosi, esistono ben 72 cause di pubalgia.
In genere, però, questa sindrome dolorosa è provocata da un eccessivo sforzo dei muscoli adduttori della coscia e degli addominali combinati a microtraumi ripetuti, come ad esempio cambi repentini di direzione, torsioni, corsa, movimenti improvvisi e violenti tipici nei calciatori.
A volte possiamo avere pubalgia anche dovuta a:
- Dismetria e artrosi di anca e arti inferiori
- Patologie della schiena, disfunzione dei muscoli addominali e muscoli adduttori della coscia, i quali hanno una funzione antagonista ma equilibrata.
- Malattie infettive
- Disfunzioni uro-genitali
Pubalgia: la classificazione
La pubalgia è una patologia la cui epidemiologia resta poco chiara, soprattutto in ragione della complessità di tipo anatomico della regione pubica e del frequente sovrapporsi di altri tipi di patologia (Bouvard e coll., 2004).
Dal punto di vista clinico, per semplificare le diagnosi, possiamo avere tre tipi di pubalgia:
- TENDINOPATIA INSERZIONALE, causata da microtraumi ripetuti a carico dei muscoli adduttori della coscia e dei muscoli addominali, dove si crea infiammazione.
- SINDROME SIFISIARIA, causata da microtraumi che creano una disfunzione a livello della sinfisi pubica, provocando instabilità del bacino. È nota anche come pubalgia in gravidanza; è una condizione tipica nelle donne in gravidanza, dove, l’accrescimento e le alterazioni biomeccaniche che subiscono le future mamme per adattarsi al meglio alla presenza del pancione, provocano cedimenti della sinfisi pubica;
- SINDROME DELLA GUAINA DEL RETTO ADDOMINALE O DEL NERVO PERFORANTE DEL RETTO ADDOMINALE DEL CALCIATORE, è causata dalla forte tensione degli addominali, che si ha quando ad esempio si tira un calcio. Questa tensione a volte crea uno stiramento e compressione del nervo perforante che provoca il dolore.
Pubalgia e rapporti sessuali
Il pube, come abbiamo visto precedentemente, è un punto di unione di tendini di muscoli adduttori, gracile e retto dell’addome.
Rappresenta anche il punto di inserzione del legamento inguinale, un punto di passaggio di elementi vascolo nervoso che interessano la sfera urogenitale e tutto l’arto inferiore.
Sul pube, infatti, si inseriscono il muscolo pubococcigeo che è il muscolo più importante del pavimento pelvico in quanto controlla sia la contenzione urinaria, sia quella sessuale.
Una sua disfunzione può provocare dispareunia cioè dolore al rapporto sessuale nella donna e eiaculazione precoce nell’uomo.
In questi casi è molto importante che il medico faccia una buona diagnosi differenziale per aiutare il paziente a risolvere la giusta causa del tuo problema.
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Pubalgia: sintomi

Il quadro clinico della pubalgia è caratterizzato da dolore e impotenza funzionale.
In genere parliamo di un dolore che si acutizza dopo il movimento e che può compromettere anche le normali attività di vita quotidiana come il camminare, il vestirsi, la salita e la discesa delle scale.
Il dolore che parte dalla zona inguinale può irradiarsi lungo la muscolatura adduttoria e/o addominale, verso il perineo e gli organi genitali.
Spesso i pazienti lamenteranno dolore alla palpazione ed allo stiramento degli adduttori e degli addominali contro resistenza.
A volte a livello dell’inguine possiamo apprezzare rigidità muscolare e la presenza di contratture con la palpazione, in quanto i tendini dei muscoli adduttori sono abbastanza superficiali.
Pubalgia uomo

Le cause dell’insorgenza della pubalgia possono variare tra uomini e donne. La pubalgia nelle donne ha, di solito, delle cause ben precise. La causa più comune di pubalgia nell’uomo è uno stiramento muscolare, tendineo o legamentoso, in particolare negli atleti che praticano sport come il calcio. Il dolore potrebbe verificarsi immediatamente dopo un infortunio o manifestarsi gradualmente nell'arco di settimane o addirittura mesi. Il dolore potrebbe essere aggravato dall'uso continuato dell'area lesa.
La pubalgia in un uomo può anche dipendere da altre cause quali:
- Frattura ossea;
- Ernia inguinale;
- Calcoli renali;
- Necrosi avascolare (osteonecrosi), ossia la morte del tessuto osseo a causa del flusso sanguigno limitato;
- Borsite (infiammazione articolare);
- Epididimite (infiammazione dei testicoli);
- Idrocele (accumulo di liquidi che provoca gonfiore dello scroto);
- Parotite;
- Sforzo muscolare;
- Orchite (testicolo infiammato);
- Artrosi;
- Sindrome del piriforme;
- Testicolo retrattile;
- Sciatica;
- Masse scrotali Spermatocele (accumulo di liquidi nel testicolo);
- Distorsioni;
- Linfonodi ingrossati;
- Tendinite;
- Cancro ai testicoli;
- Torsione testicolare (testicolo contorto);
- Infezione delle vie urinarie Varicocele (vene ingrossate nello scroto).
Diagnosi della pubalgia
Un’attenta e corretta diagnosi di pubalgia da parte di un medico specialista, quale può essere un fisiatra o un ortopedico, aiuta a capire quale sia la cura migliore per la tua pubalgia.
È molto importante un’attenta anamnesi del paziente, un esame obiettivo generale con la somministrazione di test clinici e la consultazione di immagini radiologiche, quali:
- Radiografia, che mette in evidenza eventuali fratture o alterazioni del pube, del bacino o del femore;
- Ecografia, si dimostra importante per escludere la presenza di un’ernia inguinale e può mettere in evidenza zone di flogosi o ematomi;
- Risonanza magnetica, si dimostra l’esame di elezione perchè può dare informazioni dettagliate sia sulla situazione ossea, che sulle strutture muscolari e tendinee.
Rimedi naturali per la pubalgia

Il trattamento per la pubalgia dipenderà dalla causa sottostante. Spesso si possono trattare dolori al pube con rimedi naturali, altre volte sarà necessario richiedere un trattamento medico.
RIMEDI NATURALI PER LA PUBALGIA
È consigliabile applicare degli impacchi di ghiaccio sulla zona dolente per 15 minuti almeno 3 volte al giorno.
Si possono applicare pomate locali e farmaci antiinfiammatori prescritti dal medico, per ridurre il dolore.
Tra i rimedi naturali puoi ricorrere all’ utilizzo di pomate a base di curcuma, zenzero, e l’arnica che hanno proprietà antiinfiammatorie.
Se i metodi naturali non il medico potrebbe prescrivere farmaci che riducono l'infiammazione per alleviare i sintomi. Se questo non funziona o hai lesioni ricorrenti, potrebbe consigliarti di andare da un fisioterapista.
Solo in casi gravi, come infezioni artrosi o osteonecrosi avanzate dell’anca, si ricorrerà all’intervento chirurgico.
Cura della pubalgia
Una volta diagnosticata la pubalgia, la cura migliore nella prima fase è la riduzione dell' attività fisica e agonistica, quando il movimento peggiora ulteriormente l’infiammazione e quindi la sintomatologia.
Sarà importante intraprendere cicli di fisioterapia per ottenre una guarigione completa. Il percorso terapeutico per il trattamento della pubalgia è articolato in diverse fasi:
La prima è quella del controllo del dolore e dell'infiammazione in cui vengono utilizzati oltre alle tecniche di massoterapia anche trattamenti con elettromedicali tra cui:
Nella seconda fase, il fisioterapista penserà ad un iter riabilitativo adatto alla tua storia clinica e basato su tecniche di terapia manuale, manipolazione fasciale e esercizi di riabilitazione funzionale riabilitazione funzionale mirati sulle possibilità del singolo paziente. Generalmente il trattamento per pubalgia in genere prevede:
- rinforzo della muscolatura addominale soprattutto del retto addominale
- allungamento e rilassamento degli adduttori della coscia
- rinforzo degli adduttori della coscia con esercizi eccentrici e concentrici
- rinforzo degli addominali
- riabilitazione propriocettiva per la stabilità e l’equilibrio
- esercizi per la coordinazione
- esercizi di allungamento della catena cinetica posteriore con la rieducazione posturale
- rinforzo sinergico della muscolatura addominale, adduttoria e lombare, andando così a rinforzare il core stability, cioè il controllo del tronco.
- Allungando lo psoas.
È importante sottolineare come il trattamento moderno della pubalgia è sempre un insieme sinergico di didersi approcci. Dopo la valutazione e l'individuazione del corretto percorso terapeutico, la terapia manuale può essere coadiuvata dall' utilizzo di terapia fisica strumentale e dall'allenamento terapeutico. Ultimamente anche l’applicazione di kinesio taping può aiutare in casi di pubalgia. Parliamo di una tecnica meccanica e sensoriale che utilizza dei cerotti che applicati secondo precise direzioni, favoriscono una migliore circolazione sanguigna e linfatica nell’area da trattare facilitando i processi di guarigione. Può avere effetto drenante, analgesico, contenitivo in base alla tensione applicata al nastro.
Esercizi da fare in caso di pubalgia
Passata la fase acuta in cui solo il riposo viene considerato la terapia migliore, puoi ora intraprendere una terapia di esercizi riabilitativi.
Ti proponiamo in seguito degli esempi di esercizi che puoi svolgere in caso di pubalgia, premettendo che bisogna evitare schede di esercizi fai da te in quanto è sempre bene affidarsi a dei professionisti che puoi trovare in un centro di fisioterapia dove ti aiuteranno a risolvere il tuo problema e raggiungere i tuoi obbiettivi.
Tra gli esercizi che ti possiamo presentare abbiamo:
- La farfalla: seduti su un tappetino, con la schiena dritta, pianta dei piedi unita, con le mani appoggiate a livello delle caviglie, simulare il movimento delle ali di una farfalla aprendo e chiudendo le gambe. Puoi effettuare questo movimento per 10 ripetizioni, per circa 1 minuto e mezzo. Con questo esercizio andrai a stimolare l’attivazione e l’allungamento dei muscoli adduttori della coscia. Assumi la posizione dell’esercizio precedente. Ora invece di oscillare con le gambe, apri le gambe e mantieni la posizione per circa 1 minuto. Sentirai tirare i muscoli dell’interno coscia in quanto saranno in una posizione di allungamento muscolare.
- Sdraiati su un tappetino, in posizione supina (cioè pancia in su), avvicina il sedere e le gambe al muro come se volessi formare un angolo di 90°. Mantieni la posizione per 2 minuti, aiutandoti con la respirazione diaframmatica. Prendi l’aria con il naso gonfiando la pancia, butta l’aria con la bocca semichiusa, sgonfiando la pancia. In questo modo andrai a allungare i muscoli posteriori di gambe e schiena.
- Lo stesso esercizio può essere effettuato andando ad aprire le gambe, con il sedere ben appoggiato al muro. In questo modo con il controllo del bacino, lavorerai sullo stretching dei muscoli adduttori della coscia.
- Stenditi su un tappetino, fletti le ginocchia, metti i piedi paralleli e leggermente aperti. Inserisci una palla delle dimensioni di circa 8 cm di diametro tra le gambe e stringi per 5 secondi e poi lascia. In questo modo andrai a rinforzare i muscoli adduttori.
- Esegui lo stesso esercizio stringendo e rilasciando la palla con le gambe, ma questa volta aggiungi l’attivazione dei muscoli addominali. Collo, testa e spalle, devono rimanere sulla stessa linea mentre sollevando la schiena, contrai gli addominali. Un buon esercizio da effettuare è il riprendere una corretta deambulazione, lenta e controllata ad esempio con l’aiuto di un tapirulant.